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Considera la terra. Il valore dell’agricoltura biologica. Recensione a cura di Paolo Palliccia

Considera la terra

Lord Northbourne, agronomo e profondo conoscitore delle religioni e delle filosofie tradizionali, individua la malattia della società moderna nella rottura del legame tra l’uomo e la natura. Precursore dell’agricoltura biologica, scrisse questo libro nel 1940, anticipando i problemi causati dall’industrializzazione agricola e proponendo il ritorno a un rapporto con la terra che ne rispetti i ritmi e le diversità. Nell’esposizione di Northbourne possiamo trovare le idee corrispondenti a termini come «olistico», «bioregionalismo», «chilometro zero» oppure «ecologia profonda», e non mancano le basi della moderna «permacoltura » (nata trent’anni dopo nel continente australe). L’autore mette anche in evidenza i problemi connessi all’erosione e alla desertificazione del suolo, nonchè alle alluvioni (diffusi in tutto il mondo e particolarmente attuali nel nostro Paese), le questioni riguardanti la concimazione chimica, la disponibilità reale degli elementi e la preoccupazione per la carenza di humus nei suoli.

Infine, l’autore si sofferma sulla grande questione sorta con l’innesto dell’economia industriale sul settore agricolo e sulle sue drammatiche conseguenze. Come il suo contemporaneo Ernst Friedrich Schumacher, autore di Piccolo e bello, Northbourne elabora una visione dell’esistenza incentrata sull’interrelazione tra Dio, umanità e suolo, che permetta di immaginare un modo di vita alternativo all’odierno sistema economico basato sullo sfruttamento indiscriminato e miope delle risorse naturali.

Lord Northbourne (1898 – 1982), nato Walter Ernest Christopher James, è stato il IV Barone di Northbourne e Kent. Studiò Scienze agrarie a Oxford e durante la Seconda Guerra Mondiale guidò il comitato agricolo di guerra. Docente presso l’università di Agraria a Londra e autorevole agronomo – tra i primi ad utilizzare il termine «coltivazioni biologiche» – fu anche traduttore di opere di esegeti della Tradizione, quali René Guénon, Frithjof Schuon e Titus Burckhardt. In italiano è disponibile il suo saggio Quale progresso? Come lasciarsi alla spalle un’ideologia.