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Consigli Zen

[…] La mattina prima di vestirti, brucia dell’incenso e medita.

Coricati sempre alla stessa ora.

Nutriti a intervalli regolari. Mangia con moderazione e mai a sazietà.

Ricevi un ospite con lo stesso atteggiamento che hai quando sei solo. Da solo, conserva lo stesso atteggiamento che hai nel ricevere ospiti.

Bada a quello che dici, e qualunque cosa tu dica, mettila in pratica.

Quando si presenta un’occasione non lasciartela scappare, ma prima di agire pensaci due volte.

Non rimpiangere il passato. Guarda al futuro.

Abbi l’atteggiamento intrepido di un eroe e il cuore tenero di un bambino.

Non appena vai a letto, dormi come se quello fosse il tuo ultimo sonno.

Non appena ti svegli, lascia subito il letto dietro di te come se avessi gettato via un paio di scarpe vecchie.

101 Storie Zen, Il mio cuore brucia come il fuoco, Adelphi, 2001

[…]

Un uomo che camminava per un campo si imbattè in una tigre. Si mise a correre, tallonato dalla tigre. Giunto a un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l’orlo. La tigre lo fiutava dall’alto.

Tremando l’uomo guardò giù, dove in fondo all’abisso, un’altra tigre lo aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva. Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite.

L’uomo scorse accanto a sè una bellissima fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l’altra spiccò la fragola. Com’era dolce!

101 Storie Zen, Una parabola, Adelphi, 2001

Un soldato che si chiamava Nobushige andò da Hakuin e gli domandò: « C’è davvero un paradiso e un inferno? ».

« Chi sei? » volle sapere Hakuin.

« Sono un samurai » rispose il guerriero.

« Tu un soldato! » rispose Hakuin. « Quale governatore ti vorrebbe come sua guardia? Hai una faccia da accattone! ».

Nobushige montò così in collera che fece per snudare la spada, ma Hakuin osservò: « Qui si aprono le porte dell’inferno! ».

A queste parole il samurai, comprendendo l’insegnamento del maestro, rimise la spada nel fodero e fece un inchino.

« Ora si aprono le porte del paradiso » disse Hakuin.

101 Storie Zen, Le porte del paradiso, Adelphi, 2001

Zenkai, il figlio di un samuraisi recò a Edo e in quella città entrò al seguito di un alto funzionario. Si innamorò della moglie del funzionario e fu colto in flagrante. Per difendersi uccise il funzionario. Poi fuggì con la moglie di quello.

In seguito i due dovennero ladri. Ma la donna era così avida che Zenkai cominciò a nutire per lei una vera avversione. Infine si decise a lasciarla e se ne amdò nella lontanissima provincia di Buzen, dove diventò un mendicante girovago.

Per scontare il proprio peccato Zenkai decise di fare una buona azione nella sua vita.

Avendo sentito che una certa strada sopra un dirupo era così pericolosa che molte persone vi avevano trovato o rischiato la morte, decise di scavare una galleria nella montagna.

[…]

Quando furono passati trent’anni, la galleria era lunga circa settecento metri, alta sei metri e larga nove.

Due anni prima che il lavoro fosse finito, il figlio del funzionario da lui ucciso, che era un abile spadaccino, scoprì dov’era Zenkai e vi andò, deciso ad amazzarlo per vendicarsi.

« Sono pronto a darti la mi aivta » disse Zenkai.

« Ma lasciami finire questo lavoro. il giorno che sarà terminato potrai uccidermi ».

Così il figlio aspettò quel giorno. Passarono parecchi mesi, e Zenkai continuava a scavare. Il figlio cominciò a stancarsi di non fare niente e si mise ad aiutarlo nel lavoro di scavo. Dopo un anno e più che lo aiutava, arrivàò ad ammirare la forza di volontà e di carattere di Zenkai.

Finalmente la galleria fu terminata la gente poteva attraversarla e viaggiare senza pericolo.

« Ora tagliami la testa » disse Zenkai. « Come potrei tagliare la testa al mio maestro? » rispose il giovane con le lacrime agli occhi.

101 Storie Zen, La galleria, Adelphi, 2001