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Frutti che maturano d’estate: due ragazze e il loro ‘68

1968. CHIASEROTTI G.


Cosa vuol dire essere giovani? E cosa vuol dire esserlo nel 1968? Gianluigi Chiaserotti ne dà la sua interpretazione in 1968, La rivoluzione delle ragazze il suo ultimo romanzo pubblicato da Porto Seguro Editore trasportando il lettore in un viaggio di scoperta di due giovani donne, Letizia e Carlotta.


L’estate a Riccione negli anni ‘60, la pelle abbronzata e sensibile al fermentare di ogni sentimento che accalora le gote e le macchia di rossore, i diciotto anni appena compiuti o da compiersi a breve, l’amicizia, quella vera, complice, assoluta e tutta la vita davanti, sono le premesse da cui prendono avvio le nostalgiche e schive movenze della penna dell’autore.
Lo scrittore decide di raccontare gli anni di fuoco delle contestazioni giovanili attraverso le storie personali di due ragazze nel momento in cui, dalle soglie dell’adolescenza, si affacciano all’età adulta affrontata stringendosi la mano per tracciare – su un terreno di infinite possibilità – la strada del loro futuro.

Come le giovani protagoniste del romanzo Nessuno torna indietro di Alba de Céspedes anche Carlotta e Letizia si trovano sul ponte, ormai non possono più voltarsi indietro, dovranno proseguire oltre: «È come se noi fossimo al passaggio di un ponte. […] Siamo già partite da una sponda e non siamo ancora giunte all’altra. […]
Neppure noi sappiamo cosa scopriremo quando la nebbia si scioglierà. Qualcuna si sporge a guardare il fiume, cade e affoga. Qualcuna, stanca, si siede per terra e sul ponte s’addormenta. Le altre, quale bene, quale male, passano all’altra riva.»

Le giovani protagoniste di Chiaserotti hanno dalla loro parte la lungimiranza e la determinazione, l’entusiasmo e la curiosità che renderà possibile loro vivere il delicato passaggio senza perdere sé stesse e i propri obiettivi nell’incertezza provocatoria di quegli anni.
Ogni donna diventa tale a modo suo, secondo un itinerario di consapevolizzazione del proprio sé e della propria femminilità, Carlotta e Letizia lo fanno insieme quando insieme, dietro le cabine della spiaggia, tengono tra le mani le sigarette che entrambe hanno iniziato a fumare nei mesi precedenti l’estate. Il fumo non è banalmente la trasgressione irriverente del momento che si spengerà come un effimero cerino, è invece «l’isola felice», «il piacere» che dell’isola felice non ha nulla dell’irrealizzabile utopia – Carlotta e Letizia sono due ragazze concrete e con i piedi saldi a terra – e che del piacere non contempla la goliardia capricciosa fine a sé stessa essendo la sensibilità delle due ragazze profonda e seria. Il fumo è invece il simbolo della loro indipendenza intesa come la consapevole e libera scelta di
decidere chi voler essere. È per questo che fumare è corredato da un’imprescindibile ritualità che dà senso al loro agire, da una gestualità che si rende sempre più disinvolta e da scelte che si raffinano nel tempo: «Ho scelto di fumare quelle blu forti, perché durano tantissimo e mi fanno stare veramente bene», «io invece ho scelto quelle rosse morbide» […] «Sono veramente eccezionali.»

Del ’68 non si vuole rievocare il fervente clima di rivolta né avvalorare le posizioni di un conservatorismo pretestuoso, la rivoluzione è colta nelle vicende biografiche delle due ragazze che si sperimentano cercando la via della vera emancipazione ognuna rispettando le inclinazioni del proprio io, uguali e insieme opposte, entrambe autentiche e determinate. A Carlotta e Letizia non interessa abbracciare per convenzione la rivoluzione, ma porsi al
di sopra di essa, definirsi, cercarsi, trovare il proprio posto nel mondo e tutto – come per la pratica del fumo – fatto «sempre con particolare attenzione, ma soprattutto educazione.»
Il ruolo della donna che cambia già anticipato dalle madri e poi definitivamente espresso dalle scelte delle due ragazze e l’immagine di un mondo di valori ormai al tramonto sono le cifre distintive di questo romanzo in cui convivono senza stridore passato e presente. A essere evocata è un’atmosfera che genera nell’animo la sensazione dolce e triste dell’inevitabile fine e insieme di volitiva ed eterna fiducia nel cambiamento, pelle d’oca nel primo come nel secondo caso.

Roma, 16.11.2021

Benedetta Palmieri

per informazioni e acquisti: https://ciampi.com/libri/chiaserotti-gianluigi-1968/